Alla scoperta del dialetto savoiardo di Montvalezan
Storia del dialetto di Montvalezan
Il dialetto di Montvalezan è stato utilizzato per secoli. Era la lingua principale del comune e, all’epoca, si andava a scuola per imparare il francese, una lingua straniera che era (quasi) sconosciuta agli abitanti. È quanto ci racconta Firmin Gaide, anziano del villaggio. “Mio padre andava a scuola per imparare il francese. Quanto a me, a casa mi parlavano entrambe le lingue”.
Questo dialetto è tipico della valle e delle montagne circostanti, con accenti e alcune parole che differiscono. “Quando andavamo al mercato a Bourg-Saint-Maurice il sabato mattina, ci capivamo tutti, ma sapevamo riconoscere gli accenti. […] Ci capivamo fino ad Albertville”.
Oggi, il dialetto di Montvalezan si sta perdendo poco a poco. Secondo Firmin Gaide, meno di 10 persone lo parlano e solo una ventina di persone lo capiscono nel villaggio.
La lingua: il dialetto di Montvalezan
Questo dialetto locale non era una lingua scritta: veniva tramandato esclusivamente oralmente, all’interno della regione. Più recentemente, sono stati organizzati degli incontri incentrati su questo patrimonio linguistico, fino alla pubblicazione dell’opera «Il dialetto di Montvalezan – La Rosière», promosso da Firmin Gaide. L’autore ha dedicato dieci anni alla sua stesura completa, un lavoro di lungo respiro. Ricca di storia, la copertina del libro è illustrata dall’aquila reale del Duca di Savoia, simbolo forte di questo patrimonio.
Particolarità fonetiche:
- “que” si scrive sempre con la “k” → la “q” non esiste
- “ä” è un suono tra la a e la o → è un suono molto diffuso
- “ïn” si pronuncia “ing” -> identico al suono di “parking”
- “oun” è un suono che gli esperti chiamano “suono posteriore nasale”, non esiste in francese.
- L’apostrofo “ ‘ ” può essere mentalmente sostituito da una “e” per capire meglio
- Il “eur” si pronuncia sempre come il suono di “heureux”
- La “y” si pronuncia ‘ill’
Il patois è caratterizzato da numerosi accenti tonici, ovvero da una particolare enfasi su una sillaba della parola. A differenza del francese, l’intonazione gioca qui un ruolo essenziale nella comprensione. Nella scrittura, questa sillaba accentata è spesso evidenziata da una sottolineatura. Ad esempio: mama significa «mamma».
Ora che avete le basi, entriamo nel vivo dell’argomento e scopriamo insieme le espressioni dialettali di La Rosière.
Le espressioni:
- Rèpä d’äno : pasto dell’asino, è un pasto in cui non si beve, poiché l’asino beve davvero pochissimo mentre mangia.
- Oun pou pä avèr lo fin è l’êrba: non si può avere il fieno e l’erba (=non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca).
- Tsêt’ è tsïn, movê vijïn: gatto è cane, cattivi vicini
- Ki tsêrtsé na reuza, trovè na beuza : chi cerca una rosa, trova uno sterco.
- èy vä miu êsrè mula a Montmélian kè vatsé à Molézan : meglio essere mulo a Montmélien (lavorare) che mucca a Montvalezan (la condizione della donna in montagna era ben più dura).
- Alär droumi komè lè dzilinè : andare a dormire come le galline (presto)
- Droumi komè na marmôta : dormire come una marmotta (molto)
- y-è pä lo matïn dè la fèyra k’oun ingrächè soun pouér : non è la mattina della fiera che si ingrassa il maiale.
- Ki a pä boun êsprit’, a bouna piôta : chi non ha buon umore, ha una buona gamba
- êsrè su soun trintchoun : essere in ghingheri (essere vestiti con i propri abiti migliori.)
Il comune e il dialetto montvalezano di oggi
Si nota quindi che queste espressioni sono fortemente influenzate dallo stile di vita di un tempo. Da allora, il comune di Montvalezan ha subito una vera e propria trasformazione. L’apertura della stazione sciistica di La Rosière nel 1964 ha segnato l’arrivo del turismo nella regione e l’emergere di una nuova dinamica economica.
Oggi le sfide non sono più le stesse: l’attività si è diversificata, sono stati creati numerosi posti di lavoro e il territorio vive ormai al ritmo delle stagioni turistiche del comprensorio sciistico. Un tempo la popolazione viveva principalmente di allevamento e pastorizia, poi alcuni hanno partecipato a grandi cantieri come quello delle dighe di Tignes. Oggi l’economia si basa prevalentemente sul turismo, con ancora qualche rara attività agricola o pastorale preservata.
Sì, ma pochissimi. Oggi solo alcuni abitanti di Montvalezan parlano ancora correntemente il dialetto locale. Questo patrimonio linguistico sta scomparendo, anche se diverse iniziative contribuiscono a preservare la memoria e le espressioni tradizionali di La Rosière.
Sì. Il libro Il dialetto di Montvalezan – La Rosière, scritto da Firmin Gaide, ripercorre le espressioni, la pronuncia e la storia di questo patrimonio linguistico unico della valle.
Oltre allo sci e alle attività di montagna, La Rosière offre la possibilità di scoprire il patrimonio della Savoia attraverso i villaggi, le specialità locali, le cappelle, i sentieri storici e le tradizioni dell’Alta Tarentaise.
Contattate l’ufficio turistico per scoprire tutte le attività disponibili a seconda delle stagioni!